Ci vorrebbe un intero libro per poter parlare adeguatamente del porto di Bellaria Igea Marina, considerando le tante problematiche che emergono facendo due chiacchiere con alcuni marinai incontrati lungo il fiume. Tanti problemi con il quali dover fare i conti ogni giorno di più, ma anche tantissimo entusiasmo per un mestiere che viene tramandato di generazione in generazione, e che porta con sé l’essenza culturale della nostra città.
Ma qui, nel nostro porto canale, i problemi continuano a farla da padrone. Se in ogni campagna elettorale il porto e la marineria risultano sempre al centro dell’attenzione - prospettando puntualmente grandi rivoluzioni in cantiere - all’indomani delle elezioni tutto resta come sempre. Immobile; anzi, dimenticato. Se consideriamo il dragaggio del fiume come un’opera di ordinaria manutenzione da ripetere di anno in anno (e qui mi fermo, stendendo un velo pietoso sui ritardi che ci hanno fatto rischiare il blocco dei lavori per la scadenza dell’autorizzazione ministeriale), la marineria continua ad essere ultima fra le priorità di chi amministra, nonostante viva gravi problemi logistici, che si vanno ad aggiungere ad una pesante crisi del pescato.
Claudio Lazzarini (detto “Saetta”) ci spiega come stanno le cose: «Al contrario di quello che si può pensare a prima vista, il porto è dedicato solo in minima parte alle esigenze dei pescatori. Il tratto riservato alla pesca, infatti, riguarda solo il lato bellariese del porto canale (il lato di Igea è destinato ai diportisti), e di questo solo una minima parte è a disposizione dei pescatori. Si tratta di un problema molto rilevante per noi, in quanto lo spazio disponibile è gravemente insufficiente per una buona collocazione delle nostre barche. Per questa ragione - vista la mancanza di spazio - ci troviamo a dover posteggiare le nostre imbarcazioni anche in terza fila, rendendo ogni giorno molto difficile il nostro lavoro. Il mio posteggio, ad esempio, vede la presenza di ben quattro file di barche, anche se non ne potrebbero stare più di due. E questa situazione comporta problemi di vario genere: dal pericolo di scontri fra barche (con danni anche molto costosi) nei periodi di piena del fiume, all’obbligo di essere sempre vincolati alla prima barca della fila (se questa ha un ritardo nella partenza o addirittura non parte affatto, si rischia di bloccare le altre imbarcazioni con le quali condivide il posteggio)».
In realtà, come si diceva solo una piccola parte del lato bellariese del porto è dedicato alla marineria: all’incirca si tratta di quei pochi metri compresi tra il ristorante “La baracca” e il ponte della ferrovia. La parte compresa fra il ristorante e il molo, infatti, è finalizzata al rifornimento di gasolio e allo scarico del pesce.
Invece l’intero lato di Igea è riservato alle varie associazioni delle barche da diporto.
Secondo Claudio Lazzarini bisognerebbe valorizzare l’area a monte del ponte ferroviario, che è di competenza comunale: «Questo tratto di porto canale potrebbe essere destinato alle barche da pesca di piccola taglia, ma anche qui moltissimi spazi sono occupati dai diportisti. Inoltre in questa zona la banchina non è omologata per l’attracco delle imbarcazioni. In sostanza, serve un grande piano di ormeggio che possa rendere più razionale la sistemazione delle barche lungo il porto canale, tenendo conto delle necessità della marineria. Vorrei vedere più attenzione verso il nostro lavoro: il Comune di Cesenatico, ad esempio, ha concesso alla sua marineria uno spazio chiuso e a norma di legge per la cernita delle lumachine. A Bellaria siamo costretti a fare la cernita a bordo, per mancanza di spazi, e soprattutto per mancanza di attenzione verso il nostro lavoro. Inoltre un tempo era attiva qui davanti un’officina a disposizione della marinearia (vd. foto); purtroppo però ha chiuso i battenti. Sarebbe molto importante per noi poterla riaprire e usufruire di un importantissimo servizio di manutenzione. Infine ti racconto un episodio molto spiacevole: poche settimane fa - in seguito ad una forte mareggiata - abbiamo parcheggiato per pochi minuti le nostre auto in via Rubicone. Quando siamo tornati ci siamo trovati una “bella” multa di 78 euro. La cosa che ci ha irritato è che la multa è stata fatta all’improvviso, quando in precedenza - invece - è sempre stata tollerata la sosta dei pescatori per quei pochi minuti mattutini di carico e scarico. La tolleranza derivava dal fatto che a Bellaria non è prevista per noi marinai un’area di sosta per il nostro lavoro, come invece avviene in altre località. Noi siamo stati multati, mentre le stradine che portano al mare - dove ci sono gli alberghi - sono sempre piene di auto parcheggiate. Due pesi e due misure?!».
Anche Franco Lazzarini (detto “Francone”) è d’accordo sulla necessità di una maggior attenzione verso le esigenze della marineria: «Stiamo attraversando una crisi davvero molto grave: molte barche escono in mare per poi tornare in terra con un pugno di pesce. Se pensiamo che il gasolio costa 60 centesimi al litro, una barca di medie dimensioni - come ce ne sono molte nel nostro porto - arriva a spendere 2mila euro a settimana. Ma se poi torni a mani vuote, non riesci neppure a fare la patta». Poi Francone sposta l’attenzione verso la proposta di una valorizzazione culturale del porto: «La nostra è una marineria di antichissima tradizione, senza pari nel medio e alto Adriatico dove Bellaria ha esportato la propria cultura del mare. I pescatori bellariesi, infatti, andavano a “fare la stagione” fuori, sopra Ravenna o nelle Marche: si trattava di zone povere di tradizioni, e quindi molto permeabili alle nostre usanze e al nostro modo di lavorare. A noi ci chiamavano “mangiafango”, ed eravamo il maggior punto di riferimento delle località dell’Adriatico. Oggi se chi ci amministra avesse un briciolo di lungimiranza, dovrebbe rinnovare il porto canale e valorizzarlo nel suo legame con la nostra storia e con la nostra tradizione. In breve, occorrerebbe potenziarlo come luogo di lavoro dei pescatori per evidenziare la cultura del mare di cui siamo portatori e che costituisce la linfa vitale di Bellaria Igea Marina. Anche i turisti vogliono vedere la vita vera del mare, le reti, il pesce fresco appena pescato, la cultura, le tradizioni... I centri commerciali li trovano anche nelle loro città di provenienza; ma il mare no! Ci vorrebbe un assessore al turismo forte e deciso, che sappia valorizzare il nostro patrimonio culturale come valore aggiunto».
Poi Francone e Saetta esprimono il loro amaro presentimento: «Qui la situazione è sempre stata così e sarà sempre così!».
Nicolò Morelli

